La cistoscopia ambulatoriale con il cistoscopio flessibile: indicazioni e limiti
A cura di Alchiede Simonato
Cistoscopio flessibile.
Le prime esperienze cliniche con gli endoscopi flessibili a fibre ottiche
in campo urologico sono state riportate nei primi anni '60; tali strumenti
erano frutto di un'evoluzione che, a partire dalle prime gastrocamere, ha permesso
lo sviluppo ed il perfezionamento di endoscopi flessibili ad uso specialistico.
Sono così nati in urologia il cistoscopio, l'ureteropieloscopio ed il nefroscopio
flessibile, strumenti che hanno permesso di migliorare la diagnostica
endoscopica e di ampliare le indicazioni ad una terapia endourologica
di numerose patologie urologiche. Il passaggio dalla fase di sperimentazione
sull'uso degli strumenti flessibili in endoscopia e la commercializzazione
dei primi cistoscopi è stato piuttosto lento ed ostacolato
principalmente per due ragioni:
- l'eccellente qualità d'immagine dei cistoscopi tradizionali (a lenti);
- il costo più elevato degli strumenti flessibili e la loro fragilità.
A questi motivi "tecnici" si deve aggiungere l'abitudine dell'urologo all'uso
degli strumenti rigidi e la necessità di prendere dimestichezza con nuovi
sistemi visivi e con un insolito tipo di coordinazione mano-occhio.
Il Cistoscopio Flessibile: com'è fatto
Dal punto di vista tecnico il cistoscopio flessibile è composto da diverse parti:
1) Guaina e tubo di inserzione
È il tratto flessibile ed angolabile che parte dall'impugnatura e
termina con l'estremità distale.
È lungo 70 - 80 cm, di diametro 16 Fr. All'interno si trovano:
- il canale operativo (di calibro 5 Fr.);
- i tiranti per il movimento dell' estremità distale;
- i fasci di fibre che trasportano la luce;
- il sistema che trasporta l'immagine; gli strumenti di ultima
generazione hanno un "microchip" disposto sulla punta dello strumento,
per cui si ha una trasmissione digitale dell'immagine e quindi
una migliore definizione rispetto al vecchio
sistema alveolare a fibre ottiche.
2) Estremità distale
È l'ultima porzione del cistoscopio flessibile, ha lunghezza di 6-7 cm
e ha la caratteristica di avere una deflettibilità attiva; è possibile cioè far
effettuare flessioni ed angolazioni composte fino a 240°.
3) Impugnatura o unità di controllo
Presenta i seguenti componenti:
- anello della messa a fuoco che consente di regolare il fuoco
del sistema a seconda del sistema diottrico dell'operatore o della telecamera;
- rubinetto a due vie con foro di entrata per il liquido di lavaggio e foro di entrata del canale operativo;
4) Leva di controllo dell'angolatura distale
Vi partono i tiranti che permettono di angolare l'estremità distale
verso l'alto o verso il basso.
Indicazioni e limiti della cistoscopia flessibile
È ancora opinione comune che i cistoscopi rigidi siano in grado
di offrire una migliore chiarezza visiva e possibilità procedurali più
ampie e più semplici rispetto la cistoscopia flessibile. Tuttavia il cistoscopio
flessibile, oltre ad essere uno strumento estremamente versatile, è in grado di
offrire altri vantaggi non meno importanti soprattutto per il paziente.
Papilloma vescicale
Le sue indicazioni diagnostiche comprendono tutte quelle della cistoscopia
rigida come il
follow-up e la sorveglianza delle neoplasie vescicali,
l'inquadramento diagnostico delle ematurie e delle microematurie,
l'ispezione della cavità vescicale.
Le caratteristiche di flessibilità, di manovrabilità e di atraumaticità
rendono questo strumento più indicato di quello rigido nell'esplorazione
di neovesciche, nel controllo delle anastomosi uretro-vescicali ed
uretero-intestinali, nel follow-up delle uretroplastiche e nella
diagnostica delle stenosi dell'uretra, nell'esplorazione dei diverticoli
vescicali ed uretrali, nella valutazione del corretto posizionamento di
endoprotesi uretrali, nel seguire tramiti fistolosi, nell'esplorare le
vesciche di pazienti con grosse prostate o che presentano anomalie
del collo vescicale.
Diventa uno strumento insostituibile se si ha la necessità di esplorare
pazienti che non possono o hanno grosse difficoltà a muoversi come
pazienti politraumatizzati, pazienti con fratture del bacino,
pazienti paraplegici, pazienti anziani particolarmente defedati.
Stenosi dell'uretra
Oltre alle procedure diagnostiche ed ispettive il cistoscopio flessibile
offre alcune importanti possibilità operative ambulatoriali:
- superamento di stenosi uretrali;
- biopsie vescicali;
- folgorazioni dipiccole neoformazioni;
- resezioni di piccole neoformazioni con ansa diatermica a "cappio";
- pielografie ascendenti;
- citologia selettiva delle alte vie;
- posizionamento di stent ureterali;
- rimozione di stent ureterali;
- rimozione di piccoli calcoli o di corpi estranei dalla vescica.
Asportazione di un papilloma vescicale in regime ambulatoriale con il cappio
Sono manovre davvero ben tollerate dal paziente con un rischio
di complicanze da lesione iatrogena praticamente inesistente.
Sono procedure che possono essere eseguite in qualsiasi ambiente, anche al
letto del paziente ed hanno la stessa affidabilità della cistoscopia rigida.
L'infezione delle vie urinarie rappresenta, come per la cistoscopia
rigida, una controindicazione relativa all'esecuzione dell'esame. Lo strumento
flessibile ha un ridotto canale di irrigazione che poi corrisponde anche
al canale operativo e questo rappresenta il maggior svantaggio rispetto
allo strumento rigido in quanto in presenza di urine torbide o di ematuria
la visione può non essere sufficiente e l'esame diventa inutile. Per questo
motivo la selezione dei pazienti deve essere accurata e deve tener conto
di questo particolare anche se esiste la possibilità di lavare la vescica
o di eseguire la cistoscopia ad aria (pneumocistoscopia).