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Clinica Urologica 'Luciano Giuliani'
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La Biopsia Prostatica

A cura di Alchiede Simonato



La biopsia della prostata attualmente viene eseguita con una sonda ecografica inserita nel retto per avere una migliore precisione dei prelievi dal momento che le sedi di origine del carcinoma prostatico sono nella zona periferica (70-75%), transizionale (20%) e centrale (5-10%).

La biopsia può essere eseguita per via transrettale o per via trans perineale.
Pur essendo valide entrambe le tecniche noi utilizziamo la biopsia trans perineale perché offre alcuni vantaggi che vengono illustrati di seguito.

Biopsia transrettale

La maggior parte degli autori esegue la biopsia prostatica con accesso trans-rettale con un numero dei prelievi che va da 8 a 18. Con questa tecnica viene notevolmente enfatizzato il ruolo del prelievo periferico laterale (incremento della diagnosi determinato dal solo periferico laterale di circa il 33% Babaian et al).

In questo tipo di accesso la direzione dell'ago è perpendicolare all'asse della ghiandola.
Inoltre l'ago trapassa la parete del retto per raggiungere la prostata con possibilità di avere complicanze quali rettoragia (sanguinamento dal retto per lesione di vene o arterie rettali) e creare aderenze tra la prostata ed il retto che possono in qualche modo rendere più difficoltoso l'intervento.
Nonostante la parete del retto sia notoriamente settica non sembra che questo accesso abbia causato infezioni particolari.

Biopsia transperineale

In questo tipo di accesso la direzione dell'ago è quasi parallela all'asse longitudinale della prostata pertanto sia il prelievo periferico mediale che quello periferico laterale mappano già adeguatamente, ed esclusivamente il parenchima della zona periferica (quella maggiormente responsabile dell'insorgenza del cancro alla prostata) evitando così la transizionale.

I frustoli ottenuti contengono solo tessuto periferico sul quale, in caso di positività, il patologo riesce a stabilire più precisamente il Gleason.

Il numero dei prelievi è sempre subordinato alle ipotetiche sedi di origine dei focolai neoplastici alle dimensioni della ghiandola

GHIANDOLA < 60 cc = 12 prelievi (+ uno zona transizionale per lobo)
GHIANDOLA > 60 cc = 18 prelievi (+ uno zona transizionale per lobo)

La 2ª biopsia ha sempre necessità del prelievo della zona transizionale.
La biopsia trans-perineale permette una più accurata visione e mappatura del parenchima periferico (specialmente in prostate di grandi dimensioni).
Inoltre viene eseguita in condizione di sterilità e non determina aderenze con il retto.

Le linee guida italiane

  1. Reperto anormale all'esplorazione rettale, sospetto di lesione neoplastica;
  2. Psa totale superiore a 4 ng/ml (oppure > 2,5 ng/ml nei casi di familiarità);
  3. Psa totale compreso tra 4 e 10 ng/ml;
  4. Psa libero/totale < 15%.

Vengono riportate di seguito le nostre indicazioni per il prelievo della zona di transizione:
nei pazienti con esplorazione rettale e/o ecografia transrettale negative, insieme ad un PSA elevato e/o con una pregressa biopsia negativa va eseguito anche un mapping transizionale (1 o 2 prelievi per lobo), mentre nei pazienti con esplorazione rettale e/o ecografia transrettale francamente positiva il prelievo transizionale potrebbe essere omesso, dal momento che l'omissione del prelievo transizionale, causa un piccolo incremento di falsi negativi del 3%. Le re-biopsie verranno comunque sottoposte a un mapping transizionale.

Quindi nei pazienti con esplorazione rettale e/o ecografia transrettale francamente positiva si possono evitare prelievi della zona transizionale. Questo riduce la morbilità, soprattutto per quanto riguarda l'uretrorragia/ematuria dovute alla lesione accidentale dell'uretra intraprostatica e/o della mucosa vescicale.

Importante: far sospendere qualsiasi anticoagulante al paziente almeno 5 giorni prima del prelievo (aspirina, ticlopidina, cumarolici). Sostituire il farmaco con eparina a basso peso molecolare.

Complicanze

È un esame generalmente ben tollerato se eseguito in ambiente adatto in anestesia locale o insedazione a seconda delle preferenze del paziente. Tra le complicanze più frequenti ricordiamo quelle:
  • emorragiche che riguardano soprattutto le tecniche trans-rettali.Sono in genere lievi e transitorie 20% circa: emospermia, microematuria, macroematuria anche importante, ematomi, con formazione di coaguli e ritenzione urinaria, rettorragia anche importante, anemizzazione acuta;
  • flogistiche per cui si ha la ritenzione acuta d'urina e la necessità di posizionamento di catetere vescicale (<10%);
  • infettive (soprattutto per le tecniche trans-rettali) per cui si possono avere prostatite, epididimite, cistite, sepsi, (1-5%);
  • lipotimiche, tromboemeboliche e cardio vascolari acute (1-5%);
  • dolore e disuria (30%).